Archivio mensile:gennaio 2015

Memorie di un vincitore

Fu una mossa improvvisa
L’eco d’un sodalizio di muscoli.
Nel cerchio della storia feci il mio ingresso
Di popolo e suoni il tripudio poi.

Ma la notte salì lasciando all’alba
Che in un giorno ne portò altre ancora.
Passò l’allegrezza e i musicanti
Uno alla volta andarono via.

Su un trono di paglia ora narro alle mosche
Nelle mani stringendo il trofeo.
Con me un’ombra indica l’assenza
E un brivido chiama il nome che porto.

(da: Formicaio barocco – 2004)

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La ragazza di Brașov

I

Il colore della primavera è indefinibile
quello dell’anima tinto alla partenza
è bianco come la pagina da scrivere.

La Storia (così è chiamata la vita che attraversa il tempo)
ha chiuso la tua infanzia in un corpo acerbo di donna
e vestita delle notti d’oriente t’ha condotto a questa riva
leggera come un pensiero.

I tuoi vent’anni te li sei portati dietro tutti
neanche uno a lasciarlo
su quella costellazione d’insonnie.

II

Come una porta che si apre all’oscurità
comparisti alla mia arroganza
passando per l’autunno
e con i tuoi suoni inesatti
mi domandasti una mattina: – Poeta
conosci tu Eminescu… Bacovia… Lucìan Blaga?

Scuotendo il capo
mi fu nemica la mia risposta. Così

a narrare cominciasti a me di Luceafărul…
Plumb… Meşterul Manole
e via via d’altri incantamenti
che mi presero a volare sui tetti degli abissi
sulle alture delle cantilene
fino alle altissime vette del desiderio.

III

Nella gelida stanza del disinganno
come la cenere per il fuoco
veglio la mia memoria
facendo l’appello degli affanni.

Il mio silenzio urla inesaudito. All’intorno tutto
tutto è quieto.

Tu ancora poco e molto da sfogliare
fischietti la vita.

Mi sono accontentato di sentirti.

(da: Vocianti – 2010)

L’OSSERVATORE

                                Questo annoto

(e la mano è certa nella traccia):
il pascolo paziente delle nuvole
la carezza dell’ombra a una rosa
l’annusare di un cane la femmina.

 Altro non vedo

– se non un cantiere di costruende forme
l’udire indistinto di voci e ferraglia.
Apposto da tempo incerto
un cartello avverte: lavori in corso.

(da: Inconsapevoli viaggi, in Il venditore di suoni tattili – 2007

LA POESIA DI FRONTIERA DI Ryszard Krynicki

Ospite della lezione di Editoria libraria del professor Cicala l’Ateneo ha avuto l’onore di ospitare l’importante poeta polacco. La sua lezione in versione integrale. Traduzione di Francesca Fornari (Università Ca’ Foscari di Venezia) curatrice delle versioni italiane dei testi di Krynicki.

Ryszard Krynicki, nato nel 1943 nel campo di concentramento di Sankt Valentin, in Austria, è uno dei più importanti poeti polacchi contemporanei, oltre che traduttore ed editore di riferimento. I suoi esordi sono legati al movimento Nowa Fala (Nuova Ondata), di cui fecero parte autori accomunati da uno sguardo critico e lucido sul regime, tanto che negli anni 1976-1981 la pubblicazione delle sue opere fu vietata dalla censura del regime. Nel 1988 ha fondato la casa editrice “a5”, che pubblica poesia contemporanea e il premio Nobel Wislawa Szymborska. Ha tradotto, tra gli altri, Brecht, Nelly Sachs e Paul Celan ed è stato tradotto in tedesco, inglese, ceco, slovacco, bulgaro, ebraico, svedese. La sua presenza in Italia avviene in occasione del premio alla carriera conferito dal Festival internazionale di Poesia Civile di Vercelli e dall’uscita della raccolta Abitiamo attraverso la pelle edita da Interlinea.

«Quella di Krynicki è una poesia di immagini epifaniche e illuminazioni, disseminata di riferimenti e omaggi ai suoi maestri – Celan, Herbert, Kafka, Schulz -, una poesia raffinata che non dimentica la nostra realtà di “frontiere e fili spinati”, impegnata nella contestazione al regime e nella denuncia del linguaggio della propaganda. Forse la poesia, si chiede Krynicki, non salva i popoli, ma deve essere voce della coscienza, lasciare tracce nella realtà, esporsi al rischio di diventare “prigioniera politica”» (Francesca Fornari, dalla presentazione al libro).

Cos’è la poesia, cosa salva?

Solo nomi, ombre

di persone e di cose?

Può essere qualcosa di più, più di una voce, impaurita

come il battito di un cuore mortale,

più forte della paura di morte e miseria, una voce

della coscienza? che popoli e uomini,

che disumane guerre e pogrom

non riescono a uccidere né

annientare?

(Ryszard Krynicki)