Archivio mensile:luglio 2015

ANDANTI

Delfi non è lontana.
né vicina. un niente
da dove ci siamo persi.

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AMÌGDALA

il lampo scimmiesco non mi attraverserà stavolta.

disobbedendo alla fisiologia
stavolta  me ne starò fermo – ben visibile
al confine di fuga.

che arrivi l’imprevisto col suo dispaccio
– dal magazzino dell’usato
le sinapsi avvezze
non m’imporanno parole doppie
o degl’ossi la fuggitiva salvezza.

stavolta no. voglio incrociarla la minaccia.
la pecca della paura
venuta a forzare la mia intimità.

così – da uno strepitìo della ragione
compresi fatalmente
ciò che è ignoto a una chimica prudente
e della colpa l’accettazione.

LA MISURA DI DENTRO

                                                         ad Alina Breje

(una voce? quale nome,
                                             il mio?)

che importa
– voltandomi dal pendio –
di quei volti reticenti

se nel mio tronco cavo
la spianata dei respiri
la corsa nelle vene
di quello sguardo beffato
ne fanno un luogo
                                      sconfinato
come un passo nuovo.

Un densissimo vuoto (di Valentino Fossati)

Quid Culturae . il Culturale bimestrale che si aggiorna il lunedì e il giovedì

Ho sempre più associato, con il tempo e in assenza di uno studio sufficientemente vasto da permettere maggiore padronanza e precisione, il vuoto con un’idea di attesa, attesa di qualcosa che si manifesti, di un’eccezione significativa, di uno squarcio, di una possibilità se non ancora di salvezza quantomeno di liberazione (dall’ingannevole, dall’apparente), di gioia.

La gioia di Caproni, ma anche quella paradossale, antichissima, che nasce dallo sguardo e dalla parola presa da Qohélet.

È proprio il vuoto che, come un barbaglio balena nella fragile ed evanescente consistenza di ciò che si mostra, dello “schermo di immagini”, del montaliano “inganno consueto”, ad assumere dura, assoluta consistenza là dove le cose sono destinate a sbriciolarsi, si annientano (“non lo sospetti ancora / che di tutti i colori il più forte / il più indelebile / è il colore del vuoto?” scriveva Sereni). Il vuoto si avvicina al mistico…

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NON PROMETTETE TERRE LONTANE

Non promettete terre lontane
a tutti non sarà lungo il cammino
l’occasione è questo spazio sassoso:
dolgono i piedi ma spalanchiamo le braccia alle stelle.

Non promettetele…
dissimulando il pianto della scavatrice
la bomba in capo alla scuola
la malattia che irride la madre.

Dite a gran voce
che la folla che preme ripara dal freddo
che scrive la storia la mano che sbaglia
ed è l’inciampo un frullare di ali.

(Inedito)