IL CRISTO DI IVAN VEČENAJ

lo disegnai su cartoncino bianco
100×50 con mina morbida
la Pasqua del mille e novecentosettantacinque.

imparai a mente la figura tagliuzzata di quel Corpo
attorcigliato a un tronco d’albero
dove cola il fiume la sua parlata podravina.

lo regalai a una ragazza del sud
non ne ricordo più il nome
ma nella mano m’è rimasto il segno dei cristi
dei rami storti
di tutte le gerarchie delle invocazioni.

sotto le palpebre chiuse
con due tratti neri ci nascosi una bugia:
chi l’avesse scovata
è pregato di pubblicarla sulla gazzetta

per tre volte
al canto del gallo.

(aprile 2015)

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