Archivio dell'autore: Giovanni Abbate

Informazioni su Giovanni Abbate

Nasco a Sessa Aurunca (pr. di Caserta) il 2 febbraio 1963. All'età di cinque anni seguii la mia famiglia a Torino, dove ho vissuto la gran parte della mia vita, formandomi nel corpo e nella mente. ​Dal 2002 vivo e lavoro a Firenze. Pubblicazioni: Formicaio barocco (2004). Il venditore di suoni tattili (2007). La poesia “A Primo Levi”, tradotta in francese da François Rastier, è stata presentata alla Maison Heinrich Heine, presso la Città Universitaria di Parigi, per il ventennale (aprile 2007) dalla morte dello scrittore e poeta torinese. Nel 2010 ho pubblicato Vocianti , mia terza raccolta. ​Nel corso degli anni, miei testi sono apparsi su varie antologie (Primo Levi à l'oeuvre : La réception de l'oeuvre de Primo Levi dans le monde, a cura di Philippe Mesnard e Yannis Thanassekos; editions Kimé, 2008 - No Job: visioni del Paese irreale, a cura di E. Armiento e A. Taravella; edizioni Smasher, 2013) e i maggiori portali letterari.

LA GIOSTRA

con il tempo bello
la domenica pomeriggio andavamo al Valentino
e sempre facevamo tappa con i miei
dove stava la giostra.

mio padre – ricordo – sedeva me e mio fratello
nella stessa diligenza imbullonata al pavimento

ma io non amavo quel carosello festaiolo
il suo monotono ruotare
lo sfarzo dei colori
le note dolciastre che ci mormoravano per quei tre minuti.

io spiavo le rosse
sgangherate macchinette a pedali
della vecchina col banchetto allato del vespasiano.

andavano sciolte
come pecorelle al campo
qualcuna – osando – s’allontanava
e io la seguivo con lo sguardo rimpicciolirsi
zigzagando
oltre l’afrore di piscio.

 

(da: Luminol – 2018)

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IN VENTRE MATRIS

da un fotogramma del Nulla
mi schiudo in questo tabernacolo
tenero di mucose e umori
dove cellule operose tessono le mie parti.
di voi

mi giunge l’eco
delle voci vostre incorporee
sgrammaticate a me
che mi compongo
in questo mio farmi
con inchiostro esclamativo.

non chiederò del mio natale
qui sono acceso come un fuoco ardente
un ciliegio in fiore.
qui sono una divinità fertile

alla nona luna
serraglio di preghiere.

(da: Luminol – 2018)

ATEISMO

non il mare largo all’orizzonte
culla di crociere e catamarani
mercanzia per amanti e poeti

ma l’acqua oleosa del porticciolo
m’attardo ad ascoltare: spettatore
delle reti a riposo e quell’odore
stantìo di lische.

(da: Luminol – 2018)

SILVIA

nella biblioteca dei viventi
ti ho incrociata che ridevi al mondo
o a un Dio forse

e sfogliando alla rinfusa le tue pagine
di pelle nottestellata
fra quelle pieghe lucenti
ti ho letto Eva in un verso proibito.

in uno scampolo di luce
con spine di rose
pettino la tua bellezza

come in una poesia di Majakovskij
una bufera inaspettata
un pazzo.

 

(da: Luminol – 2018)

IN FORMA DI PREGHIERA

Dio del cielo e d’altri confini
Canti non ho abbigliati a festa
Sì qualche parola scura
Raccolta sul greto della sera.

Lo scorno mi tinge il volto:
Con tre pietruzze nelle mani a conca
Ambasciatore di quale supplica
Varco il mio profilo? Dall’interrogativo

Me ne scappo come un malandrino
Pensando allo stellato pianoro
Alla serpe nella fratta
Al crescere taciturno del grano:

Replicanti obbedienti e fedeli
Alla liturgia delle Tue stagioni.