Un densissimo vuoto (di Valentino Fossati)

Quid Culturae . il Culturale bimestrale che si aggiorna il lunedì e il giovedì

Ho sempre più associato, con il tempo e in assenza di uno studio sufficientemente vasto da permettere maggiore padronanza e precisione, il vuoto con un’idea di attesa, attesa di qualcosa che si manifesti, di un’eccezione significativa, di uno squarcio, di una possibilità se non ancora di salvezza quantomeno di liberazione (dall’ingannevole, dall’apparente), di gioia.

La gioia di Caproni, ma anche quella paradossale, antichissima, che nasce dallo sguardo e dalla parola presa da Qohélet.

È proprio il vuoto che, come un barbaglio balena nella fragile ed evanescente consistenza di ciò che si mostra, dello “schermo di immagini”, del montaliano “inganno consueto”, ad assumere dura, assoluta consistenza là dove le cose sono destinate a sbriciolarsi, si annientano (“non lo sospetti ancora / che di tutti i colori il più forte / il più indelebile / è il colore del vuoto?” scriveva Sereni). Il vuoto si avvicina al mistico…

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LA FRANA DELLA RAGIONE (di E. Marcucci)

Quid Culturae . il Culturale bimestrale che si aggiorna il lunedì e il giovedì

Il tema del “vuoto” nella riflessione poetica di Montale, Cattafi e Caproni

Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno? La domanda posta da Mario Luzi in questo verso iniziale di una delle sue ultime poesie, tratta da Sotto specie umana (Garzanti, 1999), centra a pieno il fulcro portante della drammaticità dell’essere e del sussistere, cioè la sproporzione fra la tensione indefinibile del bisogno del cuore dell’uomo e l’incapacità di quest’ultimo a soddisfarlo a pieno. La base di ogni volere è bisogno, mancanza, ossia dolore, a cui l’uomo è vincolato dall’origine, per natura. Venendogli invece a mancare oggetti del desiderio, quando questo è tolto via da un troppo facile appagamento, tremendo vuoto e noia l’opprimono: cioè la sua natura e il suo essere medesimo gli diventano intollerabile peso. La sua vita oscilla quindi come un pendolo, di qua e di là, tra il dolore…

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“Cioran e la poesia del fallimento”, di Massimo Carloni [Ita]

Portal E.M.CIORAN/Br

Antarès – Prospettive Moderne, nº 7/2014 [PDF]

Patrice Bollon, nel suo libro su Cioran, ricorda il loro primo incontro, avvenuto in occasione di un’intervista concessa a un settimanale. La conversazione, a un certo punto, prese una piega insolita. Bollon divagò sulle vicende d’una rockstar, tale Vince Taylor, detto «l’Arcangelo nero del rock», protagonista di un’ascesa fulminante e di un altrettanto precipitoso declino. Insomma, una delle tante meteore che attraversano la storia della musica pop, eroi d’una stagione che salgono improvvisamente alla ribalta, per poi bruciare in poco tempo tutti i talenti e la fortuna per via della droga o dell’alcool. Miti d’oggi, direbbe qualcuno…

Pur essendo lontano mille miglia da quel mondo, Cioran mostrò subito interesse per la vicenda, al punto di non voler riportare la conversazione sui binari della serietà letteraria, pregando Bollon di proseguire nel racconto di quella vita scialacquata, perché, a suo dire…

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